Sellia racconta il Comprensorio
SELLIA RACCONTA
lunedì 10 gennaio 2022
giovedì 15 luglio 2021
lunedì 14 settembre 2020
Sparatoria nel Lecchese muore sul colpo 47 enne di Belcastro mentre il fratello che era con lui scappa e si salva Caccia al killer che avrebbe agito per vendetta.
47enne di Belcastro muore con tre colpi di pistolla sparati da un killer, il fratello scappa e si salva
È deceduto poco dopo il suo arrivo in ospedale, c, il 47enne originario di Belcastro, nel catanzarese, rimasto dapprima gravemente ferito in una sparatoria avvenuta alle 14 di oggi nella frazione Santa Maria a Olginate, nel Lecchese. Lo sparatore ha esploso tre colpi di pistola contro l’uomo, residente da anni nella zona. Da una prima ricostruzione, è emerso che l'aggressore avrebbe aspettato il 47enne per strada, con il pretesto di un appuntamento. Ma una volta arrivato sul posto, ha esploso diversi colpi di arma da fuoco ed è scappato, sembrerebbe a bordo di una moto. Nella sparatoria è rimasto ferito in modo lieve anche il fratello del 47enne, che ha trovato rifugio in un palazzo e qui ha chiamato i soccorsi, poi arrivati per fornire le prime cure a entrambi. Sarebbe stato proprio lui a ricostruire la vicenda e a fornire elementi alle forze dell'ordine. Al momento gli investigatori sono impegnati nella ricerca dell’aggressore. Sul posto sono arrivate due ambulanze, un’automedica, i Carabinieri di Merate e di Lecco e la Polizia di Stato, che stanno cercando di fare luce sull’episodio, oltre al sindaco di Olginate, Marco Passoni.Dalle prime indiscrezioni sembra che l’aggressione sia maturata a seguito di una lite avvenuta la scorsa notte e culminata con il ferimento di un 25enne, finito in ospedale per un trauma cranico. Si fa strada dunque la pista del regolamento di conti che, da una lite tra ragazzi, potrebbe essersi trasformata in una vera e propria aggressione, in ...
venerdì 6 marzo 2020
Panico da Coronavirus Sono in tanti nei vari paesi del comprensorio che sono in quarantena volontaria o sotto consiglio del medico.
Mentre è arrivata da poco la notizia del secondo caso di coronavirus a Catanzaro si tratta della moglie del paziente di 67 anni già ricoverato presso il reparto di malattie infettive dell'ospedale Pugliese Ciaccio.Il tampone sulla donna - che è asintomatica e per questo messa in quarantena domiciliare - come da prassi dovrà avere la conferma dell’Istituto Superiore di Sanità mentre sono stati negativi quelli eseguiti sugli altri due operatori con cui l’uomo è venuto a contatto nella notte tra il 2 e il 3 marzo al Pronto soccorso. nei precedenti dieci giorni era stato in una località turistica del Nord prossima alla cosiddetta “zona rossa”. Si segnalato tanti casi di persone che per vari motivi a titolo precauzionale sono in quarantena volontaria o sotto consiglio del medico evitando di uscire avendo come priorità il rimanere fuori da ogni possibile contatto con familiari o amici. Il tutto dettato il più delle volte a qualche viaggio fatto nel mese scorso nelle regioni fortemente a rischio contagio.
I 3.296 casi di coronavirus SarsCoV2 in Italia registrati sino a ieri 5 marzo, 590 in più rispetto al giorno precedente, segnano l'aumento più consistente rilevato finora, ma ancora una volta i numeri non sono in grado di raccontare in modo realistico la storia di un'infezione che secondo gli esperti richiede ancora tempo e pazienza, mentre si continuano a mettere in atto le contromisure per contenerla. Tra queste, hanno un ruolo di primo piano anche i comportamenti responsabili di ognuno per evitare la diffusione, innanzitutto lavarsi le mani.
"I numeri ci dicono che non stiamo ancora vedendo gli effetti delle misure di contenimento", ha detto Alessandro Vespignani, direttore del Network Science Institute della Northeastern University di Boston. "Tutti vorremmo vedere che i casi diminuiscono, ma bisogna aspettare ancora un po' di tempo: le misure di contenimento non hanno mai un effetto immediato e i risultati si vedono nell'arco di settimane. In Cina ce ne sono volute due o tre. Bisogna avere pazienza".
Anche il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, ha rilevato che i numeri in più registrati il 5 marzo riguardano "molti casi nella zona rossa, che sta ancora sviluppando positività", che anche "i contatti nella zona rossa possono manifestare infezioni" e che "la mobilità ha portato a focolai in altre regioni", dove "i contatti a loro volta possono avere generato qualcosa". E' quindi "una situazione in evoluzione" e "solo monitorando questa evoluzione si potrà capire come si sta evolvendo".
Contemporaneamente è fondamentale continuare a spingere sulle misure di contenimento. Al di là della chiusura delle scuole e di altri provvedimenti che investono tutta la società, sono fondamentali i comportamenti che ognuno può mettere in atto per prevenire la diffusione. "E'importante il modo in cui ci comportiamo": è "un appello importante" perché "nessuno si senta immune dalla possibilità di infezione", ha detto Brusaferro. Lavare le mani, ha proseguito, "è essenziale, soprattutto se frequentiamo luoghi comuni", attenzione a "non toccare occhi e bocca, possibili vie d'ingresso del virus" e a "una buona igiene degli spazi".
Sono queste le regole più efficaci, considerando il fatto che ci si trova ad affrontare un virus mai visto e che probabilmente fino al dicembre 2019 non esisteva nemmeno. Per quanto la ricerca accumuli ogni giorno nuovi risultati e per quanto si mettano in atto tutte le contromisure possibili, si vive necessariamente in una situazione di incertezza: una condizione che per i ricercatori è pane quotidiano, abituati come sono a ragionare per probabilità, mentre per i politici è cruciale dare risposte certe. A proposito della chiusura delle scuole, per esempio, il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, ha rilevato che "la questione è definire quale debba essere il contributo di questa misura", ossia in quale percentuale possa aiutare a contenere la diffusione dei casi. "I ricercatori vivono quotidianamente fra l'impossibilità e la......


