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Sellia racconta il Comprensorio
SELLIA RACCONTA
lunedì 20 aprile 2020
martedì 14 aprile 2020
venerdì 10 aprile 2020
Catanzaro; la storia bellissima della Naca dall’antichità ai giorni nostri, raccontata da Rotella
Se oggi fosse stato un Venerdì Santo normale, senza cioè questo stramaledetto Coronavirus in circolo, Corso Mazzini di Catanzaro adesso starebbe traboccando di gente, colmo fino all’inverosimile per così dire e si sentirebbe in alcune zone vicine al luogo di uscita dei portatori e dei ‘figuranti’ anche qualche colpo di tamburo o di tromba della banda.
Ma tutto ciò, lo sappiamo, per il 2020 sarà solo un ricordo purtroppo. E allora, seppur virtualmente e senza il trasporto della vera Via Crucis, in quell’atmosfera di profondo misticismo collettivo – che neppure le due guerre mondiali sono riuscite a fermare – proviamo a immergervi noi, consapevoli di come sia solo un racconto, una raccolta di curiosità, e nulla più
Prima curiosità sulla chiesa del Carmine. La chiesa da cui sarebbe dovuta uscire la processione – per poi rientrare a fine percorso – il Carmine. Parrocchia a cui l’onore tocca per rotazione ogni quattro anni, che curiosamente gli abitanti del vecchio rione chiamavano ‘Calmine’ poiché avevano l’abitudine di mettere la elle al posto della erre un po’ come – neanche a dirlo – i cinesi.
Nella ‘notte dei tempi’. Fino al ‘600 si usciva con la Croce sulle spalle già dal giovedì sera.
Le sette lance. Le sette lance non sono come si pensa dei soldati di scorta ai condannati a morte fra cui Nostro Signore. Si tratta bensì delle spade, o dolori, di Maria Vergine.
Il termine Giudei. Usato prima del Concilio è poi caduto in disuso, anche perché a uccidere Gesù furono materialmente i romani. L’influenza spagnola. No, nella circostanza il riferimento non è a uno dei più terribili morbi della storia dell’umanità ma al contrario alle contaminazione della cultura locale con quella iberica appunto in tema di questo rito.
I confratelli con il cappuccio calato sulla testa. Un’usanza, quella del cappuccio sulla testa dei confratelli a seguito della Naca, nel capoluogo è stata ripresa come nel 2016. In origine era dovuta a due motivi: la preghiera da loro effettuata nel nascondimento e il mutuo soccorso garantito, proprio in caso di pestilenza, quando gli toccava dare degna sepoltura – con i conforti religiosi – ai morti a causa del virus.
La Naca fermata soltanto da Ferdinando IV. Nei secoli scorsi esistevano più Viae Crucis in città – inscenate da Rosario, San Giovanni e Carmine – che però si scontrarono e quindi furono per così dire ‘sospese’ dal re per poi riprendere piano piano sotto il segno della devozione e della sottomissione alla Fede e forse anche alla casata reale.
Nel Dopoguerra per qualche anno la Naca portata sul camioncino. A quel tempo, il pesantissimo simulacro veniva posto su un camioncino e non portato a spalla perché non si trovava gente disposta a farlo. Le divise dell’esercito romano. Fu un’idea balenata al compianto..............
mercoledì 8 aprile 2020
Il primo ministro Britannico Boris Johnson curato da un medico italiano. Si tratta di Luigi Camporota un luminare calabrese, Catanzarese
Si chiama Luigi Camporota ed è uno dei dottori che sta curando in queste ore il premier inglese Boris Johnson. Il dott. Camporota è un luminare calabrese, originario di Catanzaro e viene descritto dal Times come un’eccellenza nel campo della terapia intensiva e nella cura delle malattie respiratorie. Johnson è ricoverato presso l’ospedale St Thomas di Londra e sta lottando contro il coronavirus. Al momento, assicura il Governo, sta ricevendo “cure con l’ossigeno standard“, respirando però “senza assistenza di ventilatori polmonari“. Luigi Camporota ha studiato in Calabria, ottenendo un dottorato presso l’università di Southampton. I suoi studi sono pubblicati sulle più prestigiose riviste mediche britanniche. "Il primo ministro è in buone mani, in ottime mani. Le migliori" ha rassicurato il ministro che ha avuto in dote nottetempo domenica da Boris Johnson le sorti della Gran Bretagna. Come riportato dal Corriere della Sera, tra i medici che hanno in cura il premier c'è anche un italiano, calabrese: Luigi Camporota.
A dirlo all'AdnKronos è il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, parlando di Luigi Camporota, esperto di medicina di terapia intensiva e difficoltà respiratorie e uno dei luminari che si sta occupando del premier inglese Boris Johnson, contagiato dal coronavirus.
Camporota, infatti, nel 1995 ha conseguito la laurea in Medicina "summa cum laude" a Catanzaro, quando ancora l'università del capoluogo calabrese dipendeva dall'Ateneo di Reggio Calabria.
"Il fatto che Camporota sia un prodotto degli studi catanzaresi testimonia che il grado di preparazione dei nostri medici è all'avanguardia. Per noi è un grande motivo di orgoglio. Appena questa tragedia sanitaria ed economica sarà finita, lo inviteremo qui a Catanzaro per accoglierlo con tutti gli onori".
Anche Girolamo Pelaia, Professore ordinario di Malattie dell'apparato respiratorio all'Università "Magna Grecia" di Catanzaro, Direttore dell'Unità Operativa Complessa di malattie dell'apparato respiratorio e della Scuola di specializzazione parla di Camporota:
"Uno dei nostri migliori studenti, medici specializzandi e specialistici che io abbia mai conosciuto e seguito, di una preparazione medico-scientifica e di una disponibilità professionale e umana di altissimo profilo.Il Prof. Camporota - racconta all'AdnKronos - da studente frequentava qui a Catanzaro la Facoltà di Medicina, che allora era compresa nell'Università di Reggio Calabria. Frequentava il corso di Malattie dell'apparato respiratorio, svolto dal Prof. Marsico, uno dei più grandi pneumologi italiani e nostro comune maestro. Io allora ero un giovane medico e il professor Marsico mi assegnò Camporota come tutorato, per cui insieme al Prof. Marsico lo abbiamo seguito nella tesi di laurea e poi nella tesi di specializzazione, dove nel frattempo al Prof. Marsico è subentrato il Prof. Tranfa.In quegli anni gli sono sempre stato molto vicino, e proprio mentre il Prof. Camporota era specializzando sotto la direzione del Prof. Tranfa, e io ero il suo tutor, mi ha manifestato la volontà, il desiderio di andare a studiare e lavorare in Inghilterra. E così l'ho messo in contatto con un mio amico, il Professor Ratko Djukanovic, che allora lavorava all'Università di Southampton".
Il Prof. Pelaia prosegue:
"Studente, ripeto, eccellente, preparatissimo, molto garbato anche da un punto di vista umano, davvero eccezionale, avviato da me è andato a lavorare in Inghilterra. Pensi che quando mi capitava di incontrare, nei vari congressi, il professor Djukanovic, me ne parlava benissimo dicendo che era un giovane medico bravissimo. Poi da Southampton, quello che è stato uno dei migliori studenti avuti qui alla Magna Grecia, si è trasferito a Londra, con grande dispiacere del Prof. Djukanovic che lo stimava tantissimo, e lì ha costruito la sua strada andando a lavorare al Guy's & St Thomas Hospital.Con vari ruoli, giovane medico, ricercatore, professore, a parte un'esperienza fatta negli Stati Uniti, io sono sempre stato qui a Catanzaro, e questo mi ha dato la possibilità di seguirlo, di stargli vicino e di coltivare con lui un ottimo rapporto, e continuiamo a mantenere una solidissima amicizia. Fra l'altro, Camporota continua ad avere con l'università di Catanzaro un rapporto veramente bellissimo. Quando sono subentrato alla Direzione della Scuola di specializzazione, ho avviato ad un periodo di formazione da Camporota a Londra una mia ex laureanda, medico, specializzando e oggi specialista, la dottoressa Calderazzo, che adesso lavora all'ospedale di Lamezia Terme. E proprio la dottoressa Calderazzo ha trascorso un lungo soggiorno alcuni anni fa a Londra dal Prof. Camporota e mi ha sempre riferito della grandissima accoglienza e benevolenza che le ha riservato durante il suo soggiorno in quell'intenso periodo formativo di altissimo profilo medico-scientifico".
Il prof. Pelaia conclude:
"Se anche il Prof. Camporota da tantissimi anni lavora in Inghilterra, ha sempre mantenuto molto forte e solido il legame con la sua città. Ci siamo ovviamente frequentati anche al di fuori dell'ambiente universitario, ricordo................
venerdì 3 aprile 2020
giovedì 2 aprile 2020
Coronavirus,Una strage di anziani sulla quale, adesso, la Procura di Catanzaro vuole vederci chiaro, aperto un fascicolo su strage in casa per anziani che accusa la Regione.
Una strage di anziani sulla quale, adesso, la Procura di Catanzaro vuole vederci chiaro. L’ufficio del procuratore Nicola Gratteri, infatti, ha avviato accertamenti sulla casa di cura Domus Aurea di Chiaravalle Centrale che, in 24 ore, ha registrato 7 anziani morti per coronavirus. Altri 70 soggetti, tra ospiti della struttura e personale sanitario, sono risultati positivi al Covid-19.
La magistratura intende verificare se sono state rispettate tutte le procedure dal 22 marzo scorso, nel momento in cui si è accertato il primo tampone positivo al Covid-19, e cosa è stato fatto per salvaguardare gli anziani che vivevano nella casa di cura. Solo mercoledì 1 aprile, infatti, dopo cinque giorni dal sopralluogo effettuato il
27 marzo nella struttura sanitaria di Chiaravalle, il dirigente generale del dipartimento Sanità della Regione Calabria, Antonio Belcastro, ha disposto il trasferimento dei pazienti all’ospedale Mater Domini di Catanzaro.
Nella relazione, allegata al provvedimento, è ricostruito tutto l’iter dal quale era percepibile come la struttura per anziani Domus Aurea, gestita dalla Salus MC Srl, era diventata un focolaio di coronavirus. Il Covid sembrerebbe essere arrivato da Bologna. Il 25 febbraio, infatti, a Serra San Bruno, una cittadina vicino Chiaravalle, “si celebrava – è scritto nella relazione del dg Belcastro – un funerale al quale partecipava la cittadinanza ed in particolare parenti del defunto provenienti da
Bologna. Successivamente, sempre nella stessa sede, ad una festa organizzata in occasione dell’8 marzo, avrebbero partecipato cittadini del serrese provenienti da Bologna e, in particolare, un’operatrice socio sanitaria dipendente dell’Rsa che ha poi regolarmente assicurato i turni nella struttura”.
Sarebbe stata questa dipendente il paziente zero da cui è partito il contagio. La stessa, infatti, ha continuato a lavorare dall’8 al 22 marzo quando – è scritto nella relazione della Regione Calabria – l’operatrice socio-sanitaria comunicava alla struttura l’impossibilità di assicurare il proprio servizio in quanto risultata positiva a tampone di screening per Covid-19, cui era stata sottoposta in quanto contatto stretto dei cittadini di Serra San Bruno provenienti da Bologna”.
Il giorno dopo, il 23 marzo, il focolaio era già partito: un’anziana, con sintomi febbrili, il 24 marzo viene trasferita all’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro per “insufficienza respiratoria” e il 25 marzo è risultata, anche lei, positiva al coronavirus. Disposti immediatamente i controlli a tappeto di tutti gli ospiti e il personale della struttura, lo screening “ha consentito di rilevare 48 pazienti (il 74% del totale, ndr) e 13 operatori sanitari contagiati”.
Il 27 marzo, 8 anziani, “bisognevoli di ricovero ospedaliero”, sono stati trasferiti al nosocomio di Catanzaro, mentre gli altri 40, “asintomatici o pauci sintomatici”, sono rimasti lì, sistemati “in un piano della struttura, – si legge sempre nella relazione della Regione – isolandoli dagli ospiti attualmente negativi, ai quali verrà ripetuto il tampone o per insorgenza di sintomi o comunque dopo 14 giorni di isolamento, permanendo asintomatici”. Per quanto riguarda, invece, gli operatori sanitari, i positivi sono stati sottoposti a quarantena con sorveglianza attiva in una struttura appositamente individuata, mentre quelli “risultati negativi – erano le disposizioni della Regione – continueranno a prestare assistenza ai pazienti con dpi, osservando poi misure di isolamento al proprio domicilio”.
La casa di cura, quindi, non ha mai chiuso e gli operatori sono rimasti sempre in contatto sia con gli anziani che ancora non avevano ancora contratto il virus sia con i pazienti positivi, di fatto lasciati nella struttura diventata un focolaio. Il risultato non si è fatto attendere: domenica sera, cioè tre giorni fa, dei 16 anziani negativi al primo tampone, addirittura 11 sono risultati positivi.
Quella notte, poi, sono morti due degli anziani positivi che erano stati trasferiti al Mater domini di Catanzaro. I loro decessi si aggiungono così ai primi cinque, collegati alla casa di cura, dall’inizio del contagio. Lunedì, in seguito a un sopralluogo effettuato dal comandante dei Nas e dal responsabile del pronto soccorso di Soverato, questi ultimi “descrivevano una situazione poco rassicurante per i pazienti”. Lo stesso giorno “veniva richiesto il loro trasferimento presso l’ospedale di Lamezia
Terme” che, però, in tarda serata “comunicava l’impossibilità di accettare i pazienti attualmente ricoverati presso la struttura di Chiaravalle centrale per mancanza di dpi”. Quanto scrive la Regione dimostra, per l’ennesima volta, la fragilità del sistema sanitario calabrese nel gestire l’emergenza. Il 30 marzo i titolari della casa di cura per anziani e l’incaricato dell’Asp avevano scritto alla Regione manifestando la necessità di ospedalizzare “tutti i pazienti al momento presenti nella struttura”. Due giorni prima, quando ormai era acclarato il “focolaio covid che aveva colpito quasi tutti tra pazienti e dipendenti”, la struttura ha scritto “alle autorità sanitarie e amministrative competenti, anche al fine di chiedere supporto e assistenza mediante l’invio di personale sanitario per assistere tutti i degenti affetti da coronavirus”.
Era la mattina del 28 marzo si legge in una lettera che, attraverso l’avvocato Antonello Talerico, la “Salus MC Srl” ha inviato alla presidente Santelli. Una segnalazione indirizzata anche al procuratore Nicola Gratteri per denunciare cosa è successo in questi giorni. “A distanza di circa 7 giorni dalla positività al Covid dei pazienti, – si legge nella denuncia presentata poche ore prima del provvedimento
della Regione – nessuna autorità sanitaria ha inteso intervenire per procedere agli accertamenti sanitari sugli anziani affetti da Covid, né somministrare alcun farmaco, né le autorità competenti hanno inteso trasferire in strutture idonee i malati covid”. A gettare ombre su tutta la...........
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